I nostri impianti

L’acqua: provenienza e trattamenti

L’acqua di casa nostra proviene da una falda acquifera profonda, una sorta di serbatoio sotterraneo che si forma intorno ai 100 metri di profondità e oltre, quando l’acqua piovana o quella proveniente dallo scioglimento dei ghiacci incontra uno strato impermeabile di terreno. L’acqua della falda più superficiale (fino a 40-50 metri di profondità), o prima falda, invece, non è quasi mai potabile, ma può essere sfruttata per irrigare i campi. L’acqua distribuita dal rubinetto viene captata (cioè prelevata) esclusivamente dalle falde profonde.
L’acqua che preleviamo, in alcuni casi, è soggetta a trattamenti di potabilizzazione dato che il resto della risorsa proviene da falde dove è presente acqua di ottima qualità dal punto di vista chimico e microbiologico che possiamo utilizzare direttamente, senza ulteriori trattamenti. I nostri impianti di potabilizzazione sono di 2 tipi:

  • Impianti a carbone attivo: utilizzati per trattare l’acqua laddove nelle falde fossero presenti composti organici, come diserbanti o altri microinquinanti organici di origine industriale;
  • Impianti di ossidazione e filtrazione: utilizzati per trattare l’acqua nei territori in cui sono naturalmente presenti nelle falde sotterranee sostanze di origine geologica, come ad esempio ferro, manganese, idrogeno solforato, ammoniaca.
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  • I pozzi
  • I serbatoi
  • I depuratori

I pozzi servono per prelevare l'acqua dalla falda e possiamo considerarli la versione moderna del tradizionale pozzo che tutti conosciamo.

Prima di realizzare un pozzo è necessario effettuare indagini idrogeologiche per verificare la disponibilità d’acqua nel sottosuolo, sia in termini di qualità che di quantità.

Successivamente si procede a trivellare il terreno per raggiungere una o più falde acquifere, situate a profondità diverse.

Il pozzo consiste, in sostanza, in un foro di diametro variabile, fra i 60 e i 100 cm, nel quale si inserisce un tubo d’acciaio del diametro fra 20 e 50 cm. Attraverso una pompa sommersa l’acqua viene sollevata e spinta verso l’impianto di potabilizzazione se deve essere trattata oppure direttamente al serbatoio. 

I serbatoi, conosciuti comunemente come torri degli acquedotti, sono parte del panorama dei nostri territori, che tanto devono alla presenza dell’acqua e alla storia della sua gestione.

Ma a cosa servono queste strane, alte costruzioni?

I serbatoi sono destinati all’accumulo temporaneo e al successivo rilascio dell’acqua, in base alle richieste del sistema idrico. Il serbatoio deve quindi poter accumulare, nelle ore di minor consumo, le acque che arrivano dalla condotta per restituirle nelle ore di punta, contribuendo a mantenere così un equilibrio nell’erogazione della fornitura. Tale funzione del serbatoio è detta “di compenso”. A questa funzione occorre aggiungere la funzione “di riserva”, che permette di rendere disponibile un determinato volume d’acqua con cui fronteggiare situazioni straordinarie, come incendi, guasti, o interventi di manutenzione.

Infine, il serbatoio serve a regolare la pressione dell’acqua nella rete idrica: dal serbatoio l’acqua raggiunge le case, almeno fino al quarto piano, solo grazie alla forza di gravità, senza bisogno di pompe.

I depuratori costituiscono un sistema complesso e articolato che serve a ripulire le acque reflue, cioè gli scarichi civili e alcuni scarichi industriali provenienti dal territorio, attraverso il sistema fognario e i collettori intercomunali.

Inizialmente l’acqua sporca viene filtrata, per liberarla dai detriti solidi di grossa e piccola dimensione: dai pezzi di legno ai rifiuti che si producono ogni giorno (plastica, cotton fioc, mozziconi) e che non dovrebbero mai essere gettati in acqua o nel wc.
In una fase successiva occorre filtrare i residui più piccoli, come sabbia, terriccio, oli e grassi, che saranno eliminati con l’aspirazione.

Solo a questo punto avviene la depurazione vera e propria, ovvero la pulizia dalle sostanze inquinanti: l’acqua viene addizionata di ossigeno per nutrire i microrganismi naturalmente presenti che procederanno a eliminare batteri dannosi e sostanze nocive.
Durante la loro permanenza nelle vasche, i microrganismi tendono a unirsi tra loro formando piccoli grappoli dal tipico colore marrone, chiamati "fiocchi di fango attivo".