Ogni anno l'industria chimica introduce nuovi prodotti sul mercato e la ricerca identifica nuove molecole che entrano a far parte della nostra vita quotidiana.
Alcune di queste sostanze possono disperdersi nell'ambiente e raggiungere i bacini d'acqua, i mari, i fiumi e anche le falde acquifere.
Quando sono presenti in concentrazioni molto basse vengono chiamate microinquinanti. Si tratta di composti di diversa origine - a volte naturale, più spesso frutto di attività umane - che richiedono tecnologie adeguate e monitoraggi analitici costanti per essere individuati e misurati.

Tra questi rientrano i PFAS e il TFA.
Sono entrambi composti chimici caratterizzati da elevata stabilità nell'ambiente, ma si tratta di sostanze distinte, con origini diverse e un diverso profilo sanitario.

I PFAS sono una famiglia ampia di molecole - ne esistono migliaia - utilizzate in numerosi processi industriali e in molti prodotti di uso comune.
La comunità scientifica ne studia da anni gli effetti sulla salute legati a esposizioni prolungate nel tempo.
Le normative europee e italiane hanno progressivamente fissato soglie sempre più stringenti per la loro presenza nell'acqua potabile.

Il TFA - acido trifluoroacetico - è invece una singola molecola, riconosciuta come sostanza di interesse emergente a livello europeo.
La ricerca sui suoi effetti sulla salute è più recente: le istituzioni scientifiche internazionali ne stanno valutando gli impatti e le soglie di riferimento sono in fase di definizione. Le autorità sanitarie indicano che, alle concentrazioni attualmente rilevabili nelle acque, non vi sono evidenze di rischio immediato per la salute.

Gruppo CAP monitora attivamente entrambi questi parametri dal 2017, investendo in tecnologie di trattamento e in controlli sistematici per garantire acqua sicura e conforme alle normative vigenti, a tutela della salute delle persone e dell'ambiente.

Virgolette sinistra
Virgolette destra

Studiamo anche ciò che non si vede

La scienza evolve e noi con lei. Gruppo CAP investe in ricerca e tecnologia per anticipare le sfide della qualità dell'acqua e tutelare la salute di chi la beve ogni giorno.

Domande e risposte sul TFA nell'acqua del rubinetto

 

Che cos'è il TFA?
Il TFA, o acido trifluoroacetico, è una sostanza chimica che si scioglie facilmente in acqua e si degrada molto lentamente nell'ambiente. Può essere utilizzato in alcuni processi industriali - in particolare da aziende farmaceutiche e chimiche - o derivare dall'uso di alcuni pesticidi. La sua rilevazione nelle acque sotterranee è relativamente recente tanto che il TFA è riconosciuto a livello europeo come sostanza di interesse emergente.

L'acqua del rubinetto è sicura?
Sì. Regione Lombardia ha riunito una commissione di esperti indipendenti
- tossicologi, epidemiologi, medici e centri antiveleni - che ha valutato i dati disponibili e ha concluso che le concentrazioni rilevate non rappresentano un pericolo per la salute. L'acqua può essere bevuta normalmente. Per i comuni per i quali sono state rilevate concentrazioni anomale, Gruppo CAP continua a monitorare il territorio, analizzando ogni quindici giorni le acque potabili e pubblicando i risultati aggiornati.

Come è stata scoperta la presenza di TFA?
Gruppo CAP ha avviato il monitoraggio del TFA in anticipo rispetto a quanto richiesto dalla legge
, che renderà obbligatorio il controllo solo dal 2027. Le prime analisi, condotte a fine giugno 2025, hanno rilevato presenza di TFA in alcuni pozzi della zona est della Città Metropolitana di Milano. Appena confermati i risultati, CAP ha informato immediatamente le autorità competenti - Regione Lombardia, ATS e Ufficio d'Ambito - e ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica.

Dove è presente il TFA?
La presenza interessa una zona specifica del territorio gestito da Gruppo CAP: i comuni interessati sono comuni dell’area Est della Città Metropolitana di Milano: Pessano con Bornago, Gorgonzola, Cassina De’ Pecchi, Melzo, Vignate, Liscate, Bussero, Vizzolo Predabissi e San Zenone al Lambro.
CAP ha, inoltre, esteso le analisi a tutti i 133 comuni gestiti della Città Metropolitana e non ha individuato in altre aree una presenza significativa di TFA.

Da dove viene il TFA?
Le indagini hanno stabilito che un focolaio di presenza di TFA è di origine industriale diretta. L'ipotesi più accreditata indica come fonte un'azienda farmaceutica. ARPA Lombardia e la Procura della Repubblica stanno conducendo le verifiche del caso. Non appena le indagini lo consentiranno, saranno fornite tutte le informazioni disponibili.

Quando è stata scoperta la presenza di TFA e quando è stata comunicata?
Le prime analisi risalgono a fine giugno 2025. Dopo aver eseguito le verifiche necessarie alla conferma dei primi risultati, anche grazie a un confronto con altri laboratori, il 24 luglio 2025 CAP ha informato ufficialmente Regione Lombardia, ATS e Ufficio d'Ambito. Il 30 luglio ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica al fine di individuare i responsabili della contaminazione. Il 14 agosto Regione Lombardia ha convocato una commissione regionale di esperti per valutare la situazione e definire le azioni necessarie.

Cosa sta facendo Gruppo CAP nell'immediato?
Da subito CAP ha ridotto al minimo l'utilizzo dei pozzi in cui è stata rilevata una presenza anomala di TFA, privilegiando quelli con valori più bassi e aumentando l'acqua proveniente da comuni non coinvolti attraverso le reti di collegamento esistenti. I pozzi con le concentrazioni più elevate sono stati messi fuori servizio. Allo stesso tempo è stato avviato un monitoraggio quindicinale sui pozzi interessati dal fenomeno anche grazie all’acquisto di nuovi strumenti di ultima generazione, in grado di rilevare le concentrazioni più basse misurabili da uno strumento di analisi.

Esiste una soluzione tecnica per eliminare il TFA dall'acqua?
Oggi non esiste ancora una tecnologia consolidata per rimuovere il TFA su ampia scala. Tuttavia, CAP nel suo centro di ricerca, in collaborazione con i principali produttori mondiali di resine e importanti società di ingegneria specializzate nei trattamenti dei microinquinanti, sta sperimentando diverse soluzioni, tra cui sistemi a resine e nanofiltrazione. Le sperimentazioni, avviate tempestivamente da CAP su impianti pilota di piccola taglia già da ottobre 2025, mostrano risultati incoraggianti ed entro la fine del 2026 saranno costruiti e installati alcuni impianti di trattamento più grandi con i quali tentare la rimozione del TFA direttamente presso i pozzi di acqua potabile. Le attività sono ancora in una fase sperimentale.

Qual è il piano per garantire acqua pulita a lungo termine?
Gruppo CAP ha sviluppato un piano di investimenti da 70 milioni di euro per risolvere la situazione nei comuni interessati entro il 2027
, quando entrerà in vigore il limite di legge. Il piano prevede oltre 13 chilometri di nuove tubazioni, nuovi pozzi in aree non contaminate e il potenziamento della rete esistente. I lavori sono già iniziati.

Chi paga questi interventi? Aumenterà la bolletta?
Gli interventi sono sostenuti da Gruppo CAP senza impatto immediato sulle tariffe. I costi per la gestione del TFA sono importanti e Gruppo CAP è convinto che valga il principio cardine della normativa europea: chi inquina paga. Per questo stiamo agendo con l'obiettivo che nessun costo derivante dall'inquinamento ricada sui cittadini ma su chi ne è realmente responsabile.

Esiste un limite di legge per il TFA?
Il limite italiano per il TFA - fissato a 10 microgrammi per litro - entrerà in vigore il 13 gennaio 2027.
Gruppo CAP ha scelto di non aspettare e ha avviato il monitoraggio già nel 2025, ben prima dell'obbligo. È tra i primi gestori idrici in Italia ad averlo fatto. Il monitoraggio coinvolge anche le aziende del territorio per verificare eventuale presenza di TFA negli scarichi industriali.

Come posso sapere la situazione nel mio comune?
Sul sito di Gruppo CAP sono disponibili i dati aggiornati comune per comune. Per informazioni o domande è possibile contattare il numero verde. I dati vengono aggiornati con cadenza regolare.

Domande e risposte sui PFAS nell'acqua del rubinetto

Cosa sono i PFAS?
I PFAS sono una grande famiglia di sostanze chimiche artificiali - ne esistono migliaia di tipi diversi. Vengono usati da decenni in molti processi industriali e in tanti prodotti di uso comune: dalle padelle antiaderenti agli imballaggi alimentari, dai tessuti impermeabili ai prodotti farmaceutici. Il loro tratto caratteristico è che non si degradano: una volta nell'ambiente, ci restano per decenni o secoli.

Come arrivano i PFAS nelle falde acquifere?
Attraverso scarichi industriali, dilavamento di terreni trattati con alcuni prodotti e infiltrazioni nel suolo che nel tempo raggiungono le acque sotterranee. Poiché le falde sono la fonte principale dell'acqua gestita da Gruppo CAP, la loro presenza nel sottosuolo richiede un monitoraggio costante dei pozzi da dove viene prelevata l'acqua.

I PFAS sono presenti nell'acqua del rubinetto nei comuni serviti da CAP?
Gruppo CAP monitora la presenza di PFAS su tutta la rete - oltre 2.200 punti di controllo - e ha mappato l'intero territorio. Dai monitoraggi più recenti, tutta l'acqua che arriva al rubinetto rispetta i parametri di legge. In alcuni casi su alcuni pozzi sono stati introdotti filtri specifici a carbone attivo per rimuovere la presenza di PFAS che si avvicinavano o superavano le nuove soglie normative introdotte nel 2025.

L'acqua del rubinetto è sicura da bere?
Sì. L'acqua distribuita rispetta i parametri di legge vigenti. Ogni impianto in cui si rileva la necessità di intervento viene adeguato con sistemi di adsorbimento a carbone attivo, oppure la fonte viene temporaneamente sostituita con altre. Il controllo è continuativo e sistematico.

Da quando CAP monitora i PFAS?
Dal 2017, molto prima che la legge lo imponesse. Gruppo CAP ha avviato autonomamente la mappatura analitica del territorio nell'ambito dei propri Piani di Sicurezza dell'Acqua, uno strumento di gestione del rischio che l'azienda ha sviluppato prima di qualsiasi obbligo normativo. CAP è stato il primo gestore idrico in Italia a trasmettere la documentazione all'Istituto Superiore di Sanità per l'approvazione del proprio Piano di Sicurezza dell'Acqua.

Cosa ha cambiato la normativa recente?
Negli ultimi anni le regole europee e italiane si sono fatte più severe. Il D.Lgs. 102/2025 ha abbassato le soglie ammesse per i PFAS nell'acqua potabile e ha ampliato il numero di sostanze da monitorare.  In particolare, ha introdotto una soglia più restrittiva per quattro PFAS considerati prioritari che entrerà in vigore a luglio 2026. Questo ha reso necessario dotare alcuni impianti sprovvisti di trattamento specifico con sistemi di assorbimento a carbone attivo - proprio per garantire che eventuali tracce di PFAS siano ulteriormente ridotte in linea con le nuove richieste normative.

Come si rimuovono i PFAS dall'acqua?
Il sistema più efficace e consolidato è l’adsorbimento su carboni attivi granulari: l'acqua passa attraverso un filtro di carbone che trattiene le sostanze indesiderate. È una tecnologia matura, già diffusa in tutta Europa. CAP la utilizza da anni su oltre 300 impianti di trattamento distribuiti sul territorio.

I PFAS fanno male alla salute?
La ricerca scientifica indica che un'esposizione prolungata ad alte concentrazioni di PFAS può avere effetti negativi sulla salute. Come per molte sostanze, la rilevanza del rischio dipende dalla quantità e dalla durata dell'esposizione. Per questo le autorità sanitarie europee hanno progressivamente abbassato le soglie ammissibili nell'acqua potabile, adottando un approccio prudenziale. Le concentrazioni rilevate sul territorio gestito da CAP sono oggetto di monitoraggio costante proprio in quest'ottica.

Perché i PFAS sono così difficili da eliminare dall'ambiente?
Perché il legame chimico alla base di queste sostanze è tra i più stabili che esistano in natura. Nessun processo biologico ordinario riesce a spezzarlo. Questo significa che i PFAS presenti nel suolo e nelle acque sotterranee non scompaiono da soli nel tempo. L'unica strada efficace è impedire nuove immissioni nell'ambiente e trattare l'acqua alla fonte con tecnologie adeguate. Per queste ragioni Gruppo CAP appoggia le posizioni della gran parte delle associazioni di imprese idriche europee che chiedono la messa al bando dei PFAS.

Da dove viene la presenza di PFAS nelle falde della Città Metropolitana?
È il risultato di decenni di attività industriali e agricole che hanno rilasciato queste sostanze nell'ambiente, spesso in un'epoca in cui non esistevano limiti normativi né piena consapevolezza del problema. Non si tratta in genere di un singolo evento localizzato, ma di un fenomeno diffuso legato alla storia produttiva e agricola del territorio. Laddove emergono responsabilità specifiche e identificabili, CAP si attiva nelle sedi competenti.

Cosa sta facendo CAP?
CAP prosegue con il monitoraggio analitico sistematico sul territorio aggiornato continuamente man mano che la normativa evolve e laddove necessario provvede tempestivamente all’adeguamento degli impianti di trattamento a carbone.

Come posso sapere la situazione nel mio comune?
Sul sito di Gruppo CAP sono disponibili i dati aggiornati sulla qualità dell'acqua comune per comune. Per domande specifiche è possibile contattare il numero verde. I controlli vengono effettuati con continuità e i risultati sono pubblici e pubblicati sul nostro sito a questo link: https://www.gruppocap.it/it/cosa-facciamo/qualita-acqua