Che cos'è il TFA?
Il TFA, o acido trifluoroacetico, è una sostanza chimica che si scioglie facilmente in acqua e si degrada molto lentamente nell'ambiente. Può essere utilizzato in alcuni processi industriali - in particolare da aziende farmaceutiche e chimiche - o derivare dall'uso di alcuni pesticidi. La sua rilevazione nelle acque sotterranee è relativamente recente tanto che il TFA è riconosciuto a livello europeo come sostanza di interesse emergente.
L'acqua del rubinetto è sicura?
Sì. Regione Lombardia ha riunito una commissione di esperti indipendenti - tossicologi, epidemiologi, medici e centri antiveleni - che ha valutato i dati disponibili e ha concluso che le concentrazioni rilevate non rappresentano un pericolo per la salute. L'acqua può essere bevuta normalmente. Per i comuni per i quali sono state rilevate concentrazioni anomale, Gruppo CAP continua a monitorare il territorio, analizzando ogni quindici giorni le acque potabili e pubblicando i risultati aggiornati.
Come è stata scoperta la presenza di TFA?
Gruppo CAP ha avviato il monitoraggio del TFA in anticipo rispetto a quanto richiesto dalla legge, che renderà obbligatorio il controllo solo dal 2027. Le prime analisi, condotte a fine giugno 2025, hanno rilevato presenza di TFA in alcuni pozzi della zona est della Città Metropolitana di Milano. Appena confermati i risultati, CAP ha informato immediatamente le autorità competenti - Regione Lombardia, ATS e Ufficio d'Ambito - e ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica.
Dove è presente il TFA?
La presenza interessa una zona specifica del territorio gestito da Gruppo CAP: i comuni interessati sono comuni dell’area Est della Città Metropolitana di Milano: Pessano con Bornago, Gorgonzola, Cassina De’ Pecchi, Melzo, Vignate, Liscate, Bussero, Vizzolo Predabissi e San Zenone al Lambro.
CAP ha, inoltre, esteso le analisi a tutti i 133 comuni gestiti della Città Metropolitana e non ha individuato in altre aree una presenza significativa di TFA.
Da dove viene il TFA?
Le indagini hanno stabilito che un focolaio di presenza di TFA è di origine industriale diretta. L'ipotesi più accreditata indica come fonte un'azienda farmaceutica. ARPA Lombardia e la Procura della Repubblica stanno conducendo le verifiche del caso. Non appena le indagini lo consentiranno, saranno fornite tutte le informazioni disponibili.
Quando è stata scoperta la presenza di TFA e quando è stata comunicata?
Le prime analisi risalgono a fine giugno 2025. Dopo aver eseguito le verifiche necessarie alla conferma dei primi risultati, anche grazie a un confronto con altri laboratori, il 24 luglio 2025 CAP ha informato ufficialmente Regione Lombardia, ATS e Ufficio d'Ambito. Il 30 luglio ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica al fine di individuare i responsabili della contaminazione. Il 14 agosto Regione Lombardia ha convocato una commissione regionale di esperti per valutare la situazione e definire le azioni necessarie.
Cosa sta facendo Gruppo CAP nell'immediato?
Da subito CAP ha ridotto al minimo l'utilizzo dei pozzi in cui è stata rilevata una presenza anomala di TFA, privilegiando quelli con valori più bassi e aumentando l'acqua proveniente da comuni non coinvolti attraverso le reti di collegamento esistenti. I pozzi con le concentrazioni più elevate sono stati messi fuori servizio. Allo stesso tempo è stato avviato un monitoraggio quindicinale sui pozzi interessati dal fenomeno anche grazie all’acquisto di nuovi strumenti di ultima generazione, in grado di rilevare le concentrazioni più basse misurabili da uno strumento di analisi.
Esiste una soluzione tecnica per eliminare il TFA dall'acqua?
Oggi non esiste ancora una tecnologia consolidata per rimuovere il TFA su ampia scala. Tuttavia, CAP nel suo centro di ricerca, in collaborazione con i principali produttori mondiali di resine e importanti società di ingegneria specializzate nei trattamenti dei microinquinanti, sta sperimentando diverse soluzioni, tra cui sistemi a resine e nanofiltrazione. Le sperimentazioni, avviate tempestivamente da CAP su impianti pilota di piccola taglia già da ottobre 2025, mostrano risultati incoraggianti ed entro la fine del 2026 saranno costruiti e installati alcuni impianti di trattamento più grandi con i quali tentare la rimozione del TFA direttamente presso i pozzi di acqua potabile. Le attività sono ancora in una fase sperimentale.
Qual è il piano per garantire acqua pulita a lungo termine?
Gruppo CAP ha sviluppato un piano di investimenti da 70 milioni di euro per risolvere la situazione nei comuni interessati entro il 2027, quando entrerà in vigore il limite di legge. Il piano prevede oltre 13 chilometri di nuove tubazioni, nuovi pozzi in aree non contaminate e il potenziamento della rete esistente. I lavori sono già iniziati.
Chi paga questi interventi? Aumenterà la bolletta?
Gli interventi sono sostenuti da Gruppo CAP senza impatto immediato sulle tariffe. I costi per la gestione del TFA sono importanti e Gruppo CAP è convinto che valga il principio cardine della normativa europea: chi inquina paga. Per questo stiamo agendo con l'obiettivo che nessun costo derivante dall'inquinamento ricada sui cittadini ma su chi ne è realmente responsabile.
Esiste un limite di legge per il TFA?
Il limite italiano per il TFA - fissato a 10 microgrammi per litro - entrerà in vigore il 13 gennaio 2027. Gruppo CAP ha scelto di non aspettare e ha avviato il monitoraggio già nel 2025, ben prima dell'obbligo. È tra i primi gestori idrici in Italia ad averlo fatto. Il monitoraggio coinvolge anche le aziende del territorio per verificare eventuale presenza di TFA negli scarichi industriali.
Come posso sapere la situazione nel mio comune?
Sul sito di Gruppo CAP sono disponibili i dati aggiornati comune per comune. Per informazioni o domande è possibile contattare il numero verde. I dati vengono aggiornati con cadenza regolare.