Storia

Le prime fognature rudimentali sono nate nella preistoria, in particolare nel Neolitico, quando l’uomo da nomade divenne stanziale ed emerse il bisogno di allontanare dalle abitazioni le acque di scarico, le deiezioni e il loro tanfo, per evitare il diffondersi di epidemie connesse alle precarie condizioni igieniche.
Le prime tubature erano in legno, costruite con tronchi incavati. Attorno al 2500 avanti Cristo, in Grecia, si diffusero le prime condutture in terracotta. Ma si trattava ancora di canali a cielo aperto: una soluzione poco efficiente perché in questo modo le acque sporche continuavano a inquinare l'aria e a diffondere malattie.
I primi a costruire vere e proprie reti fognarie sotterranee coperte furono gli Etruschi, e questa competenza fu poi perfezionata dai Romani dal VII secolo avanti Cristo. A Roma le condutture principali (chiamate cloache) erano tunnel di pietra, e in certi punti erano così larghi da permettere il passaggio di un carro trainato da buoi. La più antica e la più grande era la Cloaca massima, la cui costruzione fu conclusa sotto il leggendario re di Roma Tarquinio Prisco.
Come per molte altre conquiste tecnologiche (per esempio gli acquedotti), anche nel caso delle fognature la caduta dell’Impero romano fu seguita nel Medioevo da lunghi secoli di decadenza. Non vennero più costruite nuove fogne e spesso quelle esistenti furono abbandonate. Gli abitanti delle città non avevano altra scelta che gettare per strada i propri rifiuti organici. Solo molto più tardi, a partire dal XVII, nacquero le fogne moderne a seguito della rivoluzione industriale e della rapida urbanizzazione di città come Parigi e Londra. Proprio il capo del Metropolitan Board of Works di Londra, l’ingegnere d’origini francesi Joseph Bazalgette, è considerato il padre del sistema fognario attuale.

In provincia di Milano

Sul territorio della provincia di Milano il problema della mancanza di fognature adeguate fu affrontato in modo sistematico a partire dal 1956, dopo un’ inchiesta da cui risultò che solo il 30% dei Comuni era in possesso di una rete fognaria, mentre il 70% ne era totalmente privo.
Venne così  avviata la costruzione del canale scolmatore tra Adda e Ticino, e partì il progetto di un collettore per l’area Est di Milano, e dell’impianto di depurazione di Peschiera Borromeo.
Nel Nord Milano si decise di evitare fognature isolate e di aggregare i Comuni per convogliare gli scarichi urbani e industriali in impianti di depurazione centralizzati (Varedo, Bresso, Canegrate, Pero).
Le dinamiche economiche e sociali degli anni Sessanta determinarono un peggioramento delle condizioni idriche anche in un’area ricca d’acqua come il Milanese. L’impennata nei consumi d’acqua, causata dall’incremento della popolazione, dallo sviluppo del tessuto industriale e dal cambiamento del tenore di vita, provocò uno sviluppo abnorme degli scarichi civili e industriali. Emerse quindi la necessità di realizzare una rete fognaria capillare e nuovi impianti di depurazione adeguati, che eliminassero lo scarico di acque reflue nei fiumi. Per questo oggi il Gruppo CAP gestisce 5.933 chilometri di rete fognaria, con 63 impianti di depurazione.

Oggi nel mondo

Oggi in molti paesi in via di sviluppo, ma anche nelle zone di campagna di paesi relativamente avanzati, la mancanza di reti fognarie adeguate è alla base della diffusione di malattie infettive come colera, malaria, epatite e disturbi gastroenterici, che rappresentano una delle principali cause di mortalità infantile. Per questo, la costruzione di fognature efficienti è inserita nei Millennium Goals, gli otto “obiettivi del millennio” che le Nazioni Unite si sono proposte di raggiungere entro il 2015.

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