Storia

Viene da lontano l’idea di costruire sistemi per prelevare l’acqua da dove si trova in natura, raccoglierla e distribuirla ai cittadini nelle loro abitazioni.

I primi acquedotti di cui abbiamo traccia sono quelli dei Sumeri, che in Mesopotamia portavano l’acqua dal Tigri e dall’Eufrate verso le città attraverso canali e cunicoli sotterranei. Acquedotti scavati nella roccia si ritrovano anche in Fenicia e in Palestina, per portare l’acqua a Gerusalemme.
Duemila anni prima di Cristo, venivano costruiti acquedotti sotterranei anche nell’area del Mediterraneo.
Nell’antica Grecia e in Magna Grecia gli acquedotti erano numerosi e ben costruiti, ma sono i Romani a fare degli acquedotti il tratto distintivo delle loro città, con un magistrato che si dedicava solo alla gestione delle reti idriche e superbe opere di ingegneria idraulica, con cunicoli sotterranei ma anche canali sopraelevati, che, grazie a sistemi ingegnosi, superavano i problemi di pendenza.
Con la caduta dell’impero romano vanno in rovina anche gli acquedotti, e il Medioevo perde queste conquiste; solo dopo il XII secolo anche grazie all’apporto delle innovazioni introdotte dagli arabi, si ricomincia la costruzione degli acquedotti, proprio a partire dal restauro di quelli romani, ma rimangono alcuni problemi di salubrità dell’acqua, prelevata con pozzi rudimentali e non troppo sicuri.
Nel XVIII  secolo troviamo alcune opere isolate, ma sono delle eccezioni in una storia che non riprende davvero interesse fino agli inizi del 1800, quando si pone il problema di dissetare città e industrie in rapida crescita. Ed è proprio qui che comincia la storia del Gruppo CAP

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