Piano infrastrutturale degli acquedotti

Analisi integrata del sottosuolo per la gestione sostenibile delle risorse idriche.

Scopo del progetto

Il Gruppo CAP sta realizzando un progetto denominato Piano Infrastrutturale degli Acquedotti (P.I.A.).

Tale piano viene elaborato operando su due distinti livelli: conoscitivo e probabilistico, avvalendosi di tre macro-insiemi, riferibili al territorio di competenza e così definibili:

  • acquiferi. Si tratta di corpi saturi di acqua dolce aventi geometrie e caratteristiche idrogeologiche e idrochimiche che ne permettono la caratterizzazione e il riconoscimento nel sottosuolo d’interesse aziendale;
  • impianti di sollevamento. Con tale termine si vuole intendere il punto di approvvigionamento di acqua potabile (costituito nella totalità dei casi da pozzi, all’interno del dominio modellizzato), composto dall’insieme pozzo e relative opere murarie, elettro-meccaniche ed eventualmente del connesso impianto di trattamento, per la potabilizzazione delle acque sotterranee captate, prima della loro messa in rete;
  • reti di distribuzione. Ovvero, la porzione di acquedotto che fa da tramite tra l’impianto di sollevamento e l’utenza finale.

Nell’ambito di ogni singolo macro-insieme, il PIA interagirà con proprie azioni di input e output.

Più in dettaglio, si può dire che il P.I.A. si configura come uno strumento di gestione delle risorse idriche sotterranee e dei relativi impianti di captazione, nonché di supporto alle decisioni, manageriali e strategiche, essendo costituito da un modello tridimensionale del sottosuolo (per testare la capacità produttiva degli acquiferi in rapporto al grado di eterogeneità dei corpi sedimentari stratificati che li compongono, nonché all’interazione tra questi e i corpi idrici superficiali e le condizioni meteoclimatiche) e da un modello del sistema delle reti e degli impianti (per verificare criticità e propensioni del medesimo dominio), i quali vanno comparati ed analizzati mediante un approccio multilayer.

Il P.I.A. va pertanto inteso come uno strumento operativo dinamico, che può essere variato non soltanto in funzione delle mutate esigenze della collettività servita da CAP Holding S.p.A., ma anche in rapporto ad alterazioni ambientali che possano compromettere la funzionalità di uno o più impianti in esercizio, rappresentando un adeguato strumento gestionale di ottimizzazione degli interventi e di contenimento degli sprechi e delle ridondanze.

L’ambito di studio afferente al P.I.A. si sviluppa primariamente sull’intera Provincia di Milano, ma anche sulle limitrofe province di Monza/Brianza e Varese, che costituiscono la zona di ricarica di buona parte degli acquiferi della pianura milanese, e di Pavia, la quale rappresenta la zona di sbocco di tali reservoir sotterranei.

Descrizione del progetto

Allo stato attuale, la conoscenza delle morfologie e delle condizioni idrodinamiche esistenti nello spazio sotterraneo va sicuramente sistematizzata, aggiornata ed implementata, poiché basata essenzialmente su un approccio analitico mono o al massimo bidimensionale.

La creazione di appositi Geo-database quanti-qualitativi, che raggruppino in sé tutti i dati disponibili di natura geologica, litostratigrafica, idrogeologica, idrochimica, isotopica e geofisica, costituisce il primo imprescindibile passo per la creazione di un valido modello concettuale del sottosuolo alla scala del bacino idrogeologico servito dal gruppo CAP.

Il progetto P.I.A. intende dapprima generare un modello tridimensionale tempo-dipendente ad alta risoluzione della struttura geologica, idrostratigrafica e idrogeologica, oltre che dei profili idrochimico, isotopico e geofisico dei sistemi acquiferi esistenti nel sottosuolo investigato.

Tale approccio, anche accoppiato con appositi rilievi geofisici ad alta risoluzione, effettuati alla scala locale e/o di bacino, così da aumentare il grado di conoscenza del sottosuolo a livello del singolo comune interessato dallo studio, consentirà di espandere grandemente la conoscenza delle geometrie e delle strutture geologiche e idrogeologiche dei primi 300 metri di sottosuolo alla scala dell’intero dominio indagato.

Il passo successivo dell’attività di progettazione del P.I.A. consisterà nell’incremento della conoscenza delle infrastrutture acquedottistiche e nell’analisi comparata con il modello concettuale del sottosuolo precedentemente elaborato.

Una volta ultimata tale fase di analisi e confronto, il P.I.A. potrà essere utilizzato come strumento progettuale e previsionale, capace di simulare le condizioni di prelievo delle risorse idriche sotterranee, al fine di gestirle al meglio, secondo criteri di eco-sostenibilità e salvaguardia, anche alla luce delle più recenti normative europee in tale contesto.

Il P.I.A. potrà altresì essere proficuamente utilizzato per simulare e prevedere i worst case di contaminazione, rispetto a un buon numero di tipologie di inquinanti, organici ed inorganici, partendo sempre da un approccio modellistico numerico.

Gli output derivabili da un siffatto approccio potranno essere cartografici, tematici e sinottici, in funzione delle differenti esigenze dell’utente finale e della tipologia di intervento da realizzare.

Non meno importante, un altro settore di possibile impiego del P.I.A. sarà rappresentato dall’approfondita e innovativa caratterizzazione dei siti contaminati e dalla successiva progettazione, più mirata e focalizzata, delle opere di disinquinamento ambientale.

Gli strumenti informatici e la notevole capacità di analisi ambientale, consentono di proporre una gestione previsionale dei possibili percorsi di trasferimento di sostanze inquinanti, idroveicolate e non, nonché di sviluppare un’innovativa simulazione delle condizioni pressorie all’interno dei sistemi acquiferi, basata su un approccio multifisico.

Il sistema così generato, una volta ultimato, calibrato e reso perfettamente funzionante, dovrà essere comunque oggetto di implementazione annuale, essendo uno strumento dinamico e versatile, quindi soggetto a periodiche revisioni e aggiornamenti. Le verifiche si focalizzeranno sui seguenti temi:

  • completezza dei dati d’ingresso;
  • completezza degli elaborati prodotti;
  • adeguatezza del modello;
  • conformità e aggiornamento delle scelte progettuali d’intervento;
  • idoneità delle risorse umane impegnate.

Dal punto di vista operativo, sarà possibile, ad esempio, capire dove, come e quanta acqua scorre sotto i nostri piedi, per verificare se la disponibilità idrica sia sufficiente a coprire il fabbisogno della popolazione prevista, senza impoverire la falda.

Al Piano Infrastrutturale degli Acquedotti ha aderito anche Metropolitana Milanese, grazie a un protocollo d’intesa della durata di cinque anni per la gestione condivisa di tutti i dati ambientali relativi al sottosuolo nel territorio della città e della provincia di Milano.

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